Adolescenti: Storie di una quarantena

a cura di Dr.ssa Eleonora Poduti, Irene Marino, Prof. Gianni Biondi in S.I.P.Ped (Società Italiana di Psicologia Pediatrica)
Summary
In this precise historical period, due to the COVID-19 epidemic, families have encountered great difficulties in maintaining order and the rules preceding forced confinement.Adolescence is a phase of transition not only for the boy, but for the whole extended family system, which is called to put in place all its adaptive and change abilities.In particular, in adolescents, initially there was a tendency to overturn family schedules and commitments in a sort of confusion caused by adaptation to new living conditions. The boys had to deal with the new remote teaching method, largely unknown, which generated difficulties in interacting and being interested in a situation devoid of the typical school dynamics, made of sociality, exchanges, fantasies and transgressions.The need to socialize converged in an exaggerated use of social and video games, initially in the form of real & quot; marathons & quot. However, as the days went by, they no longer appeared so fun and rewarding, due to the inevitable repetitiveness of the communication tool used. The boys have increasingly reported boredom and the lack of originality determined by a surrogate sociality.It was decided to collect the comments of the boys and their stories with the intention of contributing, together with parents and pediatricians, to observe the quarantine also from their pointed view.
Introduzione
In questo preciso periodo storico, a causa dell’epidemia da COVID-19, nelle famiglie si sono riscontrate grandi difficoltà a mantenere l’ordine e le regole precedenti la reclusione forzata.L’adolescenza è una fase di passaggio non solo per il ragazzo, ma per tutto il sistema familiare allargato, che è chiamato a mettere in campo tutte le proprie capacità adattive e di cambiamento.In particolare, negli adolescenti, inizialmente si è osservata una tendenza a ribaltare gli orari e gli impegni familiari in una sorta di confusione da adattamento alle nuove condizioni di vita. I ragazzi si sono dovuti confrontare con la nuova modalità didattica a distanza, in gran parte sconosciuta, che ha generato difficoltà nell’interagire e interessarsi ad una situazione priva delle tipiche dinamiche scolastiche, fatte di socialità, scambi, fantasie e trasgressioni.Il bisogno di socializzare è confluito in un uso esagerato dei social e dei videogiochi, inizialmente sotto forma di vere e proprie “maratone”. Tuttavia, con il passare dei giorni, non sono più apparsi così divertenti e appaganti, a causa dell’inevitabile ripetitività dello strumento di comunicazione utilizzato. I ragazzi hanno sempre più riferito la noia e la mancanza di un’originalità determinata da una socialità surrogata. Si è deciso di raccogliere i commenti dei ragazzi e le loro storie con l’intenzione di contribuire, insieme a genitori e pediatri, a osservare la quarantena anche dal loro punto di vista. I nomi di seguito presentati sono prodotti di fantasia degli autori.
Autonomia e indipendenza emotiva
J., 17 anni: “Ho bisogno di avere vicino i miei familiari e non voglio che escano tanto, potrebbero beccarsi il virus!”
In alcune situazioni la fase 2 ha fatto emergere l’attivazione di angosce di separazione e abbandoniche. È il caso di J. che manifesta uno stato di malessere dovuto nell’immaginario alla ripresa e alle possibilità di uscire da casa, laddove il pericolo – coronavirus – è fuori, è esterno e viene vissuto come una minaccia rivolta a sé, a tutti i familiari e alle persone care. Il percorso verso l’autonomia dalle figure genitoriali e parentali ha subito uno stop, è emersa una regressione allo stato di dipendenza, di ricerca di contatto prossimale e angoscia di contagio. Le sue strategie attivano un processo di evitamento: J. ha interrotto le attività che le davano parvenza di continuità e di un graduale riavvio, come le lezioni online e le attività ricreative condivise con gli amici. L’isolamento potrebbe aumentare un senso di solitudine e le paure.
L., 15 anni: “Quando finisce la quarantena, i miei non mi vedono più!”
Una reazione di eccessivo controllo della famiglia, pur avendo lo scopo di proteggere il figlio da esperienze negative, rischia di attivare comportamenti di distanza e di ribellione da parte del ragazzo. È possibile dunque che si inneschi un circolo vizioso di incomprensioni reciproche caratterizzato da dinamiche di controllo e opposizione. Se queste dinamiche erano già presenti nella relazione familiare, si è osservato un loro acuirsi. Risulta necessario spezzare il circolo: se i genitori si motivano nel mantenere un clima non conflittuale, è possibile che gli adolescenti condividerebbero le loro preoccupazioni. In alcuni casi possono emergere le preoccupazioni relative alla situazione economica familiare, alla futura condizione lavorativa dei genitori e al contributo che l’adolescente potrebbe dare.
Il gruppo dei pari: dissolvenza o spostamento nel virtuale?
F. 15 anni: “Andavo a scuola anche per i miei amici e mai avrei pensato di non uscire con loro per tutto questo tempo”
J., 18 anni: “Ora, con la fase 2, io e i miei amici ci siamo visti una sera al bar, ma dovevamo stare divisi in più tavoli e lontani tra noi, così non ha senso!”
Per F., come per molti adolescenti italiani, la dimensione fisica, contenitiva ed espressiva del gruppo è fondamentale per la condivisione di una cultura gruppale, per la creazione di ruoli, di una rete di relazioni e soprattutto di un’identità ingroup (“sono simile a loro”) e outgroup (“i miei amici sono migliori di”) che durante il lockdown non ha trovato una collocazione sia sul piano spaziale (parco, pizzeria, palestra, pub) che temporale (pomeriggio, sera, weekend). Nella fase 2 la possibilità di ritrovare il gruppo di amici si scontra con la frustrazione del tollerare le misure di distanziamento sociale e con la conferma che la situazione è cambiata, come ben risuonano le parole di J. Aiutarli a dare valore positivo “all’attesa” arricchendola di progettualità è un obiettivo evolutivo per gli adolescenti.
G., 16 anni: “I miei amici mi vorranno quando ci rincontreremo?”
La velocità dei cambiamenti che l’adolescente ha dovuto affrontare potrebbe aver prodotto un effetto confusivo rispetto alle naturali difficoltà del raggiungimento di un proprio processo identitario e affettivo. Gli effetti di questa confusione possono presentarsi come persistenza all’isolamento: il ragazzo ha paura di uscire di casa, si chiude in camera e nel mondo “a distanza” che in questi mesi si è dovuto costruire. Altri adolescenti potrebbero comportarsi in maniera rischiosa: i bisogni compressi per così tanto tempo, potrebbero esplodere e il ragazzo pretenderà di uscire di casa molto spesso, ostentando un senso di competizione con le dovute precauzioni igieniche (mascherina, guanti e distanza sociale).In questo caso, di fondamentale importanza è stata la prevenzione dalla disinformazione che ha coinvolto genitori e pediatri, finalizzata allo sviluppo di un adeguato esame di realtà e di responsabilizzazione.Il timore dei genitori rispetto al rischio di promiscuità dei giovani in queste nuove fasi dell’emergenza è sicuramente presente e comprensibile. Contenere le proprie preoccupazioni, favorirebbe la comprensione e il contenimento delle paure dei ragazzi. È necessario tenere a mente che l’adolescente non è un adulto: non bisogna avere fretta, ma accompagnarlo nel suo processo di crescita rispettando i suoi tempi, bisogni e fantasie.
Noia, abulia, sbalzi di umore
P., 16 anni: “Alla fine ti annoi, e il divertimento lo trovo giocando online o guardando serie tv ma dopo un po’ non ti va più”
La noia aumenta la frustrazione rispetto alle norme che del post quarantena e la sperimentazione di attività che vanno “oltre i limiti”, sebbene questo è un dato che non rimane confinato ai nostri adolescenti, come i notiziari ci aggiornano. Il rischio evidente è che questa spinta evolutiva nel trasgredire trovi ulteriore collocazione nel virtuale. Internet ha assunto estrema importanza all’interno di uno straordinario contesto di vita per quanto riguarda la comunicazione e la socializzazione tra pari. Alcuni applicativi hanno rappresentato un importante strumento per la ricerca e l’esplorazione identitaria e le possibilità auto-espressive. Il rifugio nel web per gran parte della giornata o, più spesso durante le ore notturne, potrebbe destare preoccupazione nella misura in cui l’adolescente appaia ritirato, annoiato, con sbalzi di umore. Gaming (giochi virtuali) ed esposizione al cyber-sex sono i rischi in cui gli adolescenti sembrano incorrere più frequentemente.
Sperimentazione di sé e futuro
M., 12 anni: “Dovevo andare in vacanza studio e fare le gare di ginnastica artistica. Adesso mi ritrovo chiusa in casa e non so quando potrò riprendere i miei piani”Dalle parole di M. si evince la piena sperimentazione di sé e la voglia di competitività sana. È emblematico che si è trovata a dover fronteggiare uno stop forzato ai suoi progetti e la difficoltà a tollerare la frustrazione che ne è derivata. È necessario rispettare le “fantasie” adolescenziali, che possono prevedere un istantaneo ritorno alla normalità e alle relazioni paritarie pre-covid, mentre si accompagna il giovane a pianificare il proprio periodo post-covid con un complesso quanto necessario esame delle realtà e senso di responsabilità.
Pediatri e Genitori: alcuni criteri per rispondere ai bisogni degli adolescenti in post-lockdown
- Parola d’ordine: restituire loro la progettualità perduta. È necessario creare spazi di condivisione attraverso cui l’adolescente possa gradualmente riprendere la pensabilitàdei progetti precedenti la quarantena: viaggi studio, attività sportiva, vacanze, feste di compleanno. Aiutarli a costruire una “road map” in cui tracciare i loro obiettivi, le mete da esplorare, le attività da condurre potrebbe dare vita ad un percorso rassicurante di fiducia e motivazione.
- Sostenere la socialità all’aria aperta: la riapertura dei parchi, la possibilità di incontrare nuovamente amici, conoscenti, compagni di scuola e il via libera alle attività sportive consente ai ragazzi di riprendere la possibilità di sperimentare e socializzare. Il confronto con il gruppo dei pari era essenziale prima e oggi forse ancor di più: sostenerlo e motivarlo porterebbe ad un miglioramento del clima e della relazione familiare, oltre che al benessere del ragazzo.
- Le risorse del web: suggerire ai nostri adolescenti (individualmente e in gruppo) di raccontare e ri-narrare la loro quarantena, attraverso le risorse che il web e i social offrono, permette loro di guardare in maniera creativa e benefica le risorse mobilitate per far fronte ad un evento storico unico che ha accomunato tutti.
- Nessuna fretta: È importante rispettare i tempi per un individuale ri-adattamento alla nuova condizione sociale, che mette alla prova grandi e piccoli. Aiutiamoci e aiutiamo i nostri adolescenti ad orientarsi gradualmente verso un futuro prossimo, tollerando l’incertezza e i timori legati alla ripresa. Il processo di riadattamento non si può realizzare se non coinvolge il sistema familiare e, in termini più ampi, l’intera società.

