Durante la vita prenatale, i sistemi sensoriali del feto sono sollecitati da numerosi stimoli, anche sonori, provenienti dall’ambiente che lo circonda, dentro e fuori dall’utero: il più forte è la voce materna che il feto riesce a sentire già dalla sedicesima settimana.

Le ninna nanna sono molto di più di un semplice componimento musicale: sono tesori tramandati da una generazione all’altra, trasmettitori di significati emotivi, sociali e culturali che uniscono grandi e piccini. 

Il ritmo binario che caratterizza tutte le ninne nanne è simile a quello del battito cardiaco, insieme al movimento dondolante del bambino tenuto in braccio, riproduce lo stare nell’utero del feto. La ninna-nanna non è solo parole: la stimolazione tattile-ritmica che accompagna i movimenti della ninna nanna ha nel bambino un effetto calmante e rassicurante. Parlargli, cantare, tenerlo in braccio quando ne sente il bisogno, comunicare con lui sia con il contatto delle mani o il suono della voce, sia con il ritmo di tutto il corpo, significa “nutrirlo di affetto”. Gesti semplici ma che lasceranno un’impronta positiva sulla formazione neuro-comportamentale futura del bambino. 

Per il genitore il canto è uno spazio di intimità, in cui far scorrere le emozioni, la stanchezza e i sentimenti ambivalenti che la genitorialità porta con sé.

Utilizzare le ninna nanne con il bambino durante i primi anni di vita, periodo in cui è forte la plasticità cerebrale, significa promuovere:

  • la futura competenza linguistica,
  • la motricità,
  • le capacità attentive,
  • la memorizzazione
  • la capacità di regolazione emotiva.

La ninna-nanna non è solo parole: la stimolazione tattile-ritmica ha nel bambino un effetto calmante e rassicurante. Parlargli, cantare, tenerlo in braccio quando ne sente il bisogno, comunicare con lui sia con il contatto delle mani o il suono della voce, sia con il ritmo di tutto il corpo, significa nutrirlo di affetto, di emozioni, di calore e di protezione. Gesti semplici, a tratti automatici che creeranno un bagaglio di risorse sullo sviluppo futuro del bambino.

Cantando si gettano anche le basi per la propria identità: pensiamo a quanti di noi si ricordano le ninna nanne? 

Esiste una natura universale delle ninne nanne? La risposta è si!

I ricercatori del laboratorio musicale dell’Università di Harvard, guidati da Constance Bainbridge e Mila Bertolo,  hanno condotto un esperimento su 144 bambini di sette e otto mesi, dimostrando su «Nature Human Behaviour» che i neonati si rilassano quando ascoltano una ninna nanna, anche se sconosciuta, indipendentemente dalla lingua in cui viene cantata. 

Nell’esperimento, ogni bambino doveva guardare un video animato in cui due personaggi con voce simile cantavano a turno una ninna nanna vera e propria e una canzone «non ninna nanna», prodotta per altri scopi. Sono state scelte 16 musiche, selezionate all’interno di una collezione di registrazioni di vario genere, provenienti da tutto il mondo. Le musiche erano originarie di luoghi lontani, come la Polinesia, il Kurdistan e la Micronesia, e rappresentavano lingue non note alle famiglie coinvolte nell’esperimento. 

I risultati hanno rivelato un effetto calmante specifico della musica al di là di ogni potenziale effetto di familiarità. 

Per misurare le risposte fisiologiche dei bambini, i ricercatori ne hanno analizzato la dilatazione della pupilla, i cambiamenti nella frequenza cardiaca, la direzione dello sguardo e la frequenza dei battiti delle palpebre. Dopo una ninna nanna, molti parametri erano modificati: si osservava soprattutto una forte diminuzione della frequenza cardiaca e una ridotta dilatazione pupillare. 

Le ninne nanne condividono quindi universalmente un nucleo di caratteristiche acustiche simili con effetti psicofisiologici, come la lentezza del ritmo e la melodia poco accentuata.

“ Il prototipo di tutto il prendersi cura del bambino è nel tenerlo in braccio!”

Donald Winnicott