"Ogni adulto convive con il bambino che è stato" (Sigmund Freud)

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Il rientro dalla pausa estiva per adulti e in alcuni casi anche per i bambini può portare con sé uno stato psichico temporaneo di “mancanza di ciò che è stato vissuto”, come una vacanza, una gita, qualsiasi momento di spensieratezza e di leggerezza.

La malinconia di fine estate è un misto di nostalgia, tristezza, senso di perdita e ritorno alla realtà. E’ un momento di passaggio, di sospensione, che ha la funzione di riportarci a ciò che ci faceva sentire bene, senza poter tornare indietro. Essa tende ad acuirsi con la ripresa lavorativa e delle routine ad esse associate e allo stesso tempo si risolve in modo spontaneo nelle prime settimane.

I bambini ne sono esenti?

Nei bambini può manifestarsi attraverso irritabilità, difficoltà a riprendere la routine quotidiana e in età pre-scolare si possono osservare nei giochi la ripetizione di avvenimenti piacevoli vissuti e la frustrazione per la nuova realtà.  

La malinconia è una creazione forzata di una realtà orientata al bello?

In passato  la malinconia era un’emozione motore dell’arte, per Aristoteleera una malattia indispensabile al poeta; Ippocrate la concepì come un eccesso di bile nera; la psichiatria del secolo scorso trattò la malinconia con salassi, elettroshock e nella tradizione popolare furono applicate tecniche esoteriche e veri e propri esorcismi per scongiurarne la diffusione. 

Una chiave di lettura nuova

La malinconia spinge a ritirarsi in sé stessi, a creare uno spazio per sé. Questo stato d’animo può essere utile quando favorisce l’introspezione e stimola a rivolgere lo sguardo verso il mondo interiore, creando una conoscenza più profonda di se stessi e delle proprie emozioni.

La possibilità, tutta umana, di trasformare la percezione dolorosa in ricerca creativa, di trasformare la mancanza, quel qualcosa che manca e mancherà sempre, in esplorazione della realtà.

Ci sono metodi per eliminare la malinconia? Una modalità per uscire da questa trappola, è, infatti, per Wilson la possibilità di “stare nel mezzo”, accettare i grigi della vita, il dolore delle cose concluse, la nostra finitezza, “sfuggire alle derive scissioniste” per cui non solo la realtà è divisa in bello e brutto, ma anche i momenti piacevoli sono proiettati in un’esistenza senza fine.  

Una delle caratteristiche della malinconia è che si presenta per un periodo limitato di tempo, ma può richiamare l’attenzione clinica se assume connotazioni di pervasività e se incide in modo negativo nella quotidianità della persona, modificandone le abitudini. 

La malinconia settembrina si  differenzia tuttavia da forme più gravi quali il disturbo affettivo stagionale (DAS), descritto nella nuova edizione del DSM-V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) come “Disturbo depressivo maggiore, ricorrente, con andamento stagionale”. Il DAS riguarda episodi depressivi importanti, aventi esordio stagionale (solitamente in autunno e in inverno) e che non siano collegabili ad altri fattori stressanti. Le remissioni sono spontanee e avvengono tipicamente al termine della stagione in cui compare.

E se la malinconia non passa?

E’ importante rivolgersi ad uno psicoterapeuta, soprattutto quando la remissione della malinconia autunnale non avviene in maniera spontanea e rischia di sfociare in episodi depressivi. 

Contro la felicità. Elogio alla malinconia. Eric G. Wilson (2009) Guanda Edizioni, pag 159.

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Durante la vita prenatale, i sistemi sensoriali del feto sono sollecitati da numerosi stimoli, anche sonori, provenienti dall’ambiente che lo circonda, dentro e fuori dall’utero: il più forte è la voce materna che il feto riesce a sentire già dalla sedicesima settimana.

Le ninna nanna sono molto di più di un semplice componimento musicale: sono tesori tramandati da una generazione all’altra, trasmettitori di significati emotivi, sociali e culturali che uniscono grandi e piccini. 

Il ritmo binario che caratterizza tutte le ninne nanne è simile a quello del battito cardiaco, insieme al movimento dondolante del bambino tenuto in braccio, riproduce lo stare nell’utero del feto. La ninna-nanna non è solo parole: la stimolazione tattile-ritmica che accompagna i movimenti della ninna nanna ha nel bambino un effetto calmante e rassicurante. Parlargli, cantare, tenerlo in braccio quando ne sente il bisogno, comunicare con lui sia con il contatto delle mani o il suono della voce, sia con il ritmo di tutto il corpo, significa “nutrirlo di affetto”. Gesti semplici ma che lasceranno un’impronta positiva sulla formazione neuro-comportamentale futura del bambino. 

Per il genitore il canto è uno spazio di intimità, in cui far scorrere le emozioni, la stanchezza e i sentimenti ambivalenti che la genitorialità porta con sé.

Utilizzare le ninna nanne con il bambino durante i primi anni di vita, periodo in cui è forte la plasticità cerebrale, significa promuovere:

  • la futura competenza linguistica,
  • la motricità,
  • le capacità attentive,
  • la memorizzazione
  • la capacità di regolazione emotiva.

La ninna-nanna non è solo parole: la stimolazione tattile-ritmica ha nel bambino un effetto calmante e rassicurante. Parlargli, cantare, tenerlo in braccio quando ne sente il bisogno, comunicare con lui sia con il contatto delle mani o il suono della voce, sia con il ritmo di tutto il corpo, significa nutrirlo di affetto, di emozioni, di calore e di protezione. Gesti semplici, a tratti automatici che creeranno un bagaglio di risorse sullo sviluppo futuro del bambino.

Cantando si gettano anche le basi per la propria identità: pensiamo a quanti di noi si ricordano le ninna nanne? 

Esiste una natura universale delle ninne nanne? La risposta è si!

I ricercatori del laboratorio musicale dell’Università di Harvard, guidati da Constance Bainbridge e Mila Bertolo,  hanno condotto un esperimento su 144 bambini di sette e otto mesi, dimostrando su «Nature Human Behaviour» che i neonati si rilassano quando ascoltano una ninna nanna, anche se sconosciuta, indipendentemente dalla lingua in cui viene cantata. 

Nell’esperimento, ogni bambino doveva guardare un video animato in cui due personaggi con voce simile cantavano a turno una ninna nanna vera e propria e una canzone «non ninna nanna», prodotta per altri scopi. Sono state scelte 16 musiche, selezionate all’interno di una collezione di registrazioni di vario genere, provenienti da tutto il mondo. Le musiche erano originarie di luoghi lontani, come la Polinesia, il Kurdistan e la Micronesia, e rappresentavano lingue non note alle famiglie coinvolte nell’esperimento. 

I risultati hanno rivelato un effetto calmante specifico della musica al di là di ogni potenziale effetto di familiarità. 

Per misurare le risposte fisiologiche dei bambini, i ricercatori ne hanno analizzato la dilatazione della pupilla, i cambiamenti nella frequenza cardiaca, la direzione dello sguardo e la frequenza dei battiti delle palpebre. Dopo una ninna nanna, molti parametri erano modificati: si osservava soprattutto una forte diminuzione della frequenza cardiaca e una ridotta dilatazione pupillare. 

Le ninne nanne condividono quindi universalmente un nucleo di caratteristiche acustiche simili con effetti psicofisiologici, come la lentezza del ritmo e la melodia poco accentuata.

“ Il prototipo di tutto il prendersi cura del bambino è nel tenerlo in braccio!”

Donald Winnicott

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1…2…3. Nei tre secondi appena trascorsi una persona nel mondo è costretta a lasciare la propria casa, per guerra, carestia, fame, persecuzioni religiose o etniche.  L’hashtag #Stayhome non vale per tutti.

Nel 2019 sono 79,5 milioni sono i rifugiati nel mondo: oltre 12 milioni sono i minori stando ai dati dell’Alto Commissariamento delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Numeri da incubo.

Cosa possiamo fare? Poco o molto, è iniziare a parlarne, dare lo spazio e luogo di raccontare le loro storie a partire dai più piccoli e nelle scuole utilizzando i cartoon, in cui tutti cerchiamo di scrivere un possibile lieto fine. I minori rifugiati devono a trovare spazio  anche nelle nostre menti, dando loro esistenza negata. I video di UNICEF sono esempi di storie da ascoltare e raccontare.

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