Dagli adulti ai più piccoli: cosa c’è dietro la Malinconia di Settembre?
Il rientro dalla pausa estiva per adulti e in alcuni casi anche per i bambini può portare con sé uno stato psichico temporaneo di “mancanza di ciò che è stato vissuto”, come una vacanza, una gita, qualsiasi momento di spensieratezza e di leggerezza.
La malinconia di fine estate è un misto di nostalgia, tristezza, senso di perdita e ritorno alla realtà. E’ un momento di passaggio, di sospensione, che ha la funzione di riportarci a ciò che ci faceva sentire bene, senza poter tornare indietro. Essa tende ad acuirsi con la ripresa lavorativa e delle routine ad esse associate e allo stesso tempo si risolve in modo spontaneo nelle prime settimane.
I bambini ne sono esenti?
Nei bambini può manifestarsi attraverso irritabilità, difficoltà a riprendere la routine quotidiana e in età pre-scolare si possono osservare nei giochi la ripetizione di avvenimenti piacevoli vissuti e la frustrazione per la nuova realtà.
La malinconia è una creazione forzata di una realtà orientata al bello?
In passato la malinconia era un’emozione motore dell’arte, per Aristoteleera una malattia indispensabile al poeta; Ippocrate la concepì come un eccesso di bile nera; la psichiatria del secolo scorso trattò la malinconia con salassi, elettroshock e nella tradizione popolare furono applicate tecniche esoteriche e veri e propri esorcismi per scongiurarne la diffusione.
Una chiave di lettura nuova
La malinconia spinge a ritirarsi in sé stessi, a creare uno spazio per sé. Questo stato d’animo può essere utile quando favorisce l’introspezione e stimola a rivolgere lo sguardo verso il mondo interiore, creando una conoscenza più profonda di se stessi e delle proprie emozioni.
La possibilità, tutta umana, di trasformare la percezione dolorosa in ricerca creativa, di trasformare la mancanza, quel qualcosa che manca e mancherà sempre, in esplorazione della realtà.
Ci sono metodi per eliminare la malinconia? Una modalità per uscire da questa trappola, è, infatti, per Wilson la possibilità di “stare nel mezzo”, accettare i grigi della vita, il dolore delle cose concluse, la nostra finitezza, “sfuggire alle derive scissioniste” per cui non solo la realtà è divisa in bello e brutto, ma anche i momenti piacevoli sono proiettati in un’esistenza senza fine.
Una delle caratteristiche della malinconia è che si presenta per un periodo limitato di tempo, ma può richiamare l’attenzione clinica se assume connotazioni di pervasività e se incide in modo negativo nella quotidianità della persona, modificandone le abitudini.
La malinconia settembrina si differenzia tuttavia da forme più gravi quali il disturbo affettivo stagionale (DAS), descritto nella nuova edizione del DSM-V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) come “Disturbo depressivo maggiore, ricorrente, con andamento stagionale”. Il DAS riguarda episodi depressivi importanti, aventi esordio stagionale (solitamente in autunno e in inverno) e che non siano collegabili ad altri fattori stressanti. Le remissioni sono spontanee e avvengono tipicamente al termine della stagione in cui compare.
E se la malinconia non passa?
E’ importante rivolgersi ad uno psicoterapeuta, soprattutto quando la remissione della malinconia autunnale non avviene in maniera spontanea e rischia di sfociare in episodi depressivi.
Contro la felicità. Elogio alla malinconia. Eric G. Wilson (2009) Guanda Edizioni, pag 159.
