Parental Phubbing: come incide sul benessere familiare
Di recente il Phubbing è entrato nella ricerca scientifica internazionale e prima ancora nelle case di tutti noi, forse, in ogni rapporto, da quello lavorativo, di coppia e sì quello familiare.
Sarà capitato a tutti noi di essere catturati dalla notifica sul telefono durante una conversazione e aver ignorato il nostro interlocutore! Immaginate un interruttore elettrico on/off continuativo durante una conversazione, che sensazioni ci lascia?
Guardiamo insieme all’impatto del phubbing nel benessere familiare.
Acquisire conoscenza, consapevolezza e i significati di alcuni comportamenti quotidiani può aiutarci a bilanciarli!
Cosa si intende per Phubbing?
Il termine Phubbing nasce dalla fusione di due parole “phone” (telefono) e “snubbing” (snobbare): si riferisce alla ormai comune situazione in cui una persona trascura, ignora e interrompe il flusso della comunicazione con chi ha di fronte, poiché “distratta” dalle notifiche, dalle immagini o da altri contenuti sul proprio smartphone.
I primi studi nascono all’interno del contesto lavorativo, precisamente nelle relazioni tra colleghi, e di coppia, in cui sono stati delineati gli effetti logoranti della qualità relazionale e del benessere psicologico dei singoli.
“Tanto non mi ascolta nessuno!”: adolescenti Phubbing?
Una ricerca condotta dall’Università Bicocca di Milano su 3.000 adolescenti tra i 15 e i 16 anni, ha messo in luce come il parental phubbing, quindi il controllare il telefono e le notifiche in arrivo durante le conversazioni con i figli, induce negli adolescenti sentimenti di isolamento e di “disconnessione emotiva”.
Uno dei dati significativi emersi è il minore coinvolgimento degli adolescenti nelle vicende familiari, la scarsa fiducia nelle figure genitoriali nel raccontarsi e un maggiore rischio di sviluppare social addiction.
E sui bambini?
Un bambino si sentirà respinto dal genitore poiché non è in grado di elaborare cognitivamente la situazione. Le disconnessioni visive ed emotive con il bambino possono portare all’insorgenza di manifestazioni internalizzanti (solitudine, sintomi di ansia) o esternalizzanti (agitazione psicomotoria, comportamenti dirompenti).
Nei bambinoni 1-2 anni la reazione di protesta può essere espressa con il pianto prolungato; nei 3-4 anni potrebbero presentarsi manifestazioni psicosomatiche (mal di pancia, eruzioni cutanee, difficoltà di addormentamento).
Il phubbing può essere acquisito come modello relazionale e comportamentale anche dai più piccoli (ad es. ignorare l’adulto se si ha uno smartphone in mano).
Cosa possiamo fare?
Può capitare a tutti noi di lasciarci distrarre dalle notifiche del cellulare durante una conversazione, ma l’importante è recuperare la focalizzazione emotiva con il nostro interlocutore, che sia un bambino o un adolescente, scusandoci se si sia sentito ignorato e non ascoltato! Ricordiamoci che ad ogni “rottura comunicativa-relazionale ” corrisponde una riparazione!
Proviamo quindi a stabilire delle regole condivise sull’uso dei social e degli smartphone;
Create insieme dei momenti di “social detox” come durante le uscite familiari e durante i pasti.
Siamo noi adulti uno dei modelli relazionali e di comportamento per i più piccoli e non solo!
