La scimmia è brutta, la tigre è cattiva e mangia tutta la scimmia aaaaarrghhh”

Quante volte ci è capitato di ascoltare racconti un po’ “crudi e aggressivi” durante il gioco dei più piccoli?

Vi è capitato di intervenire con un:” Ma no! La scimmia è bella e la tigre alla fine è buona?”

Chiariamo insieme i possibili significati?

🎠I bambini dai 2 ai 3 anni con l’acquisizione di maggiori abilità cognitive e linguistiche, arricchiscono la loro “narrazione” durante il gioco con personaggi ( prima animali, poi persone) brutti e cattivi.

Il gioco porta sul palcoscenico il mondo emotivo primitivo di ognuno di noi.

👹I personaggi brutti e cattivi offrono al bambino la possibilità di scindere, di riconoscere gli aspetti buoni/belli da quello meno buoni, anzi bruttissimi.

Quest’ultimi consentono di prendere contatto con alcuni vissuti, conflitti che possono albergare nel loro mondo interno:

🦍La ” scimmia brutta” può personificare la sensazione di non essere all’altezza, di sentirsi diverso,

🐯 la “tigre cattiva” , invece, l’angoscia abbandonica delle figure genitoriali, la rivalità fraterna, l’invidia.

Il brutto e il cattivo non devono essere edulcorati, censurati dal gioco, dai racconti e dal fluire libero delle fantasie dai più piccoli!

D’altronde il mondo è tutto bello/buono o tutto brutto/cattivo?

Prendere contatto attraverso il gioco di quegli aspetti emotivi negativi favorisce lo sviluppo dei processi di integrazione psichica, che permetteranno al bambino di riconoscere come la tigre può essere cattiva e la scimmia brutta e al contempo buona e bella.

Tutto ciò si rifletterà sullo sviluppo del Sé, aiutandolo a creare un’immagine di sé come bambino che può essere affettuoso e gentile e, al contempo, dispettoso e arrogante.

Solo così i bambini inizieranno a sperimentare la possibilità di maneggiare la propria ambivalenza affettiva, fondamentale per l’adulto di domani. 

Possiamo dire quindi…

Evviva anche i brutti e i cattivi!