Sogni d’oro in pandemia: i cambiamenti della vita onirica
Inseguimenti, bare vuote, animali feroci: sono alcune immagini oniriche ricorrenti in questi lunghi mesi. Elementi della vita quotidiana, metafore e paure si intrecciano nei sogni che, secondo le esperienze descritte da molti, durante l’isolamento sono diventati più intensi e, spesso, inquietanti. Dall’inizio della quarantena troviamo in rete i racconti
di sogni bizzarri. Perchè?
Il sonno è il primo ad alterarsi in situazioni stressanti, innescando in un circolo vizioso: un cattivo riposo esaspera gli aspetti negativi a livello psicologico, irritabilità, difficoltà di concentrazione, spossatezza, che non faranno che peggiorare a loro volta la qualità del sonno. Uno studio dell’Università di Padova ha rivelato che «Molti hanno impiegato più tempo ad addormentarsi e sono rimasti più a lungo svegli durante la notte a causa di un sonno frammentato», rivela Nicola Cellini, autore della ricerca pubblicata su «Journal of Sleep Research» e docente di psicofisiologia all’Università di Padova.
A riferire un sonno scadente sono state soprattutto le persone con i livelli maggiori di ansia, depressione e stress, e non solo la minaccia attuale che tuona nelle parole di “nuovo lock-down” incide in maniera significativa. Chi durante il lockdown è stato messo in cassa integrazione, non si è visto rinnovare il contratto o ha dovuto lasciare l’impiego per motivi familiari ha subito le conseguenze più pesanti. Differenze sono state osservate anche tra i sessi: le donne hanno sofferto in misura maggiore, forse per fattori legati alla gestione dei figli e all’impiego.
I mille volti del virus nei sogni
“Mi trovavo in un campo cosparso di occhi. Erano enormi, grandi quanto un’auto o anche di più, e rotolavano nell’erba e nel fango. Insieme a me c’erano molte persone, tutte intente a scappare da queste palle gigantesche, consapevoli che se fossero state toccate si sarebbero ammalate immediatamente”. Si evince l’ansia, il senso di pericolo e la paura che persone da tutto il mondo hanno sperimentato da quando il loro paese è stato infiltrato dal coronavirus. Negli incubi di una donna australiana non è un virus ma un esercito armato che la insegue; un trentenne delle Filippine si trova in coda per un concerto quando all’improvviso si rende conto di rischiare la vita, essendo nel mezzo di un assembramento; una quarantenne dello Stato di Washington non può uscire di casa perché un leone blocca la porta. «Sono aumentate le segnalazioni con protagonisti leoni», annotano gli amministratori del sito idreamofcovid.com, che dall’inizio della pandemia raccoglie i racconti dei sognatori di tutto il mondo. Forse tutti noi conviviamo con «la sensazione di essere limitati e minacciati nelle attività quotidiane da una possente, imprevista e in qualche modo incredibile forza proveniente dall’esterno».
Notti interrotte in uno specchio riflesso
Luigi De Gennaro, docente di psicobiologia e psicologia fisiologica alla «Sapienza» Università di Roma, è stato tra i primi in Italia a studiare come sonno e attività onirica stessero cambiando a causa dell’isolamento. È possibile che le differenze culturali abbiano mediato l’effetto del lock- down sul sonno, ma in generale appare evidente che il cambiamento degli orari, con uno spostamento in avanti delle lancette della sveglia, e un sonno più frammentato abbiano modificato l’attività onirica. «Svegliarsi più tardi può avere indotto a ricordare meglio i sogni. Il sonno REM infatti è più frequente al mattino, e risvegli più frequenti aumentano il numero di sogni ricordati.
«La correlazione tra frammentazione del sonno, incremento della frequenza dei sogni e aumento dei sogni a contenuto negativo è molto forte», sostiene De Gennaro. «I sogni negativi sono un sottoprodotto del fatto che si sogna di più».
E le emozioni? La qualità dell’umore, i livelli di stress e le preoccupazioni relative alla pandemia hanno inciso sui sogni. Una parte della popolazione ha manifestato un maggiore coinvolgimento emotivo durante la pandemia. Ha rimuginato di più sulla malattia, era più preoccupata, più stressata, di umore più negativo. Questo ha avuto un riflesso sulla vita notturna.
Per indagare il contenuto dei sogni durante la quarantena, il gruppo che la- vora alla «Sapienza» ha chiesto ai partecipanti di un ulteriore studio di registrare i propri sogni ogni mattina. «Ci vorrà molto tempo per trascrivere e analizzare questi racconti ma a una prima lettura ci sono alcuni sogni con elementi legati al lockdown, come persone inseguite dai carabinieri, ma sono pochi casi, gli altri sono banali», anticipa De Gennaro.
Sogni in guerra
In passato nessuno ha potuto studiare in maniera sistematica il mondo onirico di un’intera popolazione isolata e minacciata da una pandemia.
I riferimenti più prossimi, anche se traumatici ed estremi, vengono da alcuni studi condotti in sopravvissuti ai campi di concentramento. Dove però, all’isolamento, si aggiungevano una minaccia continua alla propria sopravvivenza e, spesso, violenze e abusi fisici, sessuali e psicologici.
«Ero a casa e sono andato nella dispensa, dove ho mangiato tutto ciò che potevo vedere. Quindi sono uscito per incontrare mia sorella e un amico
al ristorante, dove abbiamo consumato una cena abbondante, per poi recarci in un altro pub a mangiare. E poi in un altro pub ancora…». Il cibo e il ritorno a casa sono tra gli argomenti più frequenti nei sogni di un gruppo di soldati britannici reclusi nella prigione di Laufen durante la seconda guerra mondiale. Uno di loro, il maggiore Kenneth Hopkins, dottorando in psicologia, chiese ai compagni di raccontargli giorno dopo giorno i loro sogni. Era il 1940 e Hopkins era convinto che la guerra sarebbe presto finita e avrebbe potuto utilizzare il materiale raccolto per redigere la tesi. Morì di enfisema due anni dopo, ancora prigioniero. I suoi resoconti, però, costituiscono un eccezionale reportage onirico raccolto in tempo reale.
Se da una parte sembra smentita l’esistenza di veri e propri sogni pandemici, le ricerche confermano che per molti la vita notturna durante la quarantena è cambiata
E se dovesse esserci un nuovo lock-down? Come fare per migliorare il proprio sonno e quindi i propri sogni?
E’ importante seguire le regole dell’igiene del sonno. Si tratta di semplici comportamenti utili a facilitare l’addormentamento, come coricarsi e svegliarsi alla stessa ora.
Tra le altre raccomandazioni: non usare il cellulare a letto per leggere notizie; esporsi alla luce solare soprattutto al mattino; evitare di cenare molto tardi e di bere troppo. Bisogna imporsi delle regole e pianificare alcuni momenti per scaricare ansie, paure e incertezze in modo da non portarsi le preoccupazioni a letto.
Il letto è “un santuario”. Non si usa il computer e non si lavora.
Pensare a qualcosa di positivo prima di addormentarsi può invece aiutare ad accompagnare l’addormentamento e a migliorare il tono dei propri sogni, al pari delle favole raccontate ai bambini o all’orsacchiotto tenuto ben stretto.
Il sogno fornisce una cornice per rielaborare il materiale più significativo delle nostre giornate. I cambiamenti della vita quotidiana vissuti durante il periodo di lockdown si siano riflessi anche sui sogni, popolando il mondo onirico, ma non necessariamente rendendolo più inquietante.
Concedersi uno spazio di ascolto e supporto psicologico in cui poter alleggerire il carico quotidiano, può aiutare a creare “cuscini” su cui poter dormire.
Bibliografia
Cellini N., Mioni G. e Costa S., Changes in Sleep Pattern, Sense of Time and Digital Media Use During Covid-10 Lockdown in Italy, in «Journal of Sleep Research», 2020.
De Gennaro L. e altri, Use of Varenicline in Smokeless Tobacco Cessation Influences Sleep Quality and Dream Recall Frequency but Not Dream Affect, in «Sleep Medicine». 2017.
Tempesta D., Curcio G., De Gennaro L., Ferrara M., Long- Term Impact of Earthquakes on Sleep Quality, in «PLoS One», 2013.

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