“Cosa preferisci tra maschio o femmina? ““L’importante è che stia bene”. Quante volte abbiamo posto tale domande a futuri genitori e quante volte ci è capitato di ascoltare la risposta? 

Nello scenario ideale della cultura attuale, l’augurio è che il nascituro sia in buona salute, indipendentemente dal genere, sebbene il futuro genitore avrà dentro di sé fantasie e preferenze.

Nella Gionata Internazionale delle Bambine proviamo ad allargare gli orizzonti culturali, ben oltre l’immagine delle bambine sorridenti e gioiose in un parco giochi. Dal report “The Global Girlhood 2020”  di Save The Children 9 milioni di bambine e ragazze non sono mai andate a scuola. In Africa occidentale e centrale le bambine che frequentano la scuola non superano il 70%, più di 1 su 3 non completa il ciclo di istruzione primaria.

Qual è il loro destino? Sono diversi: dal lavoro minorile alla prostituzione. Ogni anno, inoltre, 12 milioni di ragazze vengono date in sposa prima di compiere i 18 anni di età, spesso con uomini ben più grandi di loro, esposte al rischio di violenza domestica e di gravidanze su corpi non ancora strutturati per reggerle. Aberrante è il dato circa la causa principale di morte nel mondo per le ragazze tra i 15 e i 19 anni: le gravidanze precoci. Gli effetti socio-economici della pandemia di Covid-19 con conseguente impoverimento delle famiglie stanno moltiplicando gli scenari devastanti delle infanzie negate, di bambine non bambine, involucri evanescenti.Nei Paesi più poveri al mondo, a causa della pandemia, 2 ragazze su 3 sono costrette ad occuparsi della casa, dovendo così rinunciare all’opportunità di andare a scuola, apprendere e coltivare capacità e competenze indispensabili per costruirsi un futuro diverso.

Ci sono culture poi dove nascere femmina è una vera e propria disgrazia.

In India

Un proverbio indiano recita che “avere una figlia femmina è come innaffiare il giardino del vicino”: non produce ricchezza, rappresenta un costo, impoverisce. Nel sud del paese la seconda figlia femmina è definita “destinata alla fossa” e, nelle zone rurali, benché proibita per legge fin dalla dominazione inglese, è ancora in vigore la pratica del “sati”, il suicidio della vedova sulla pira funebre del marito: la vedova infatti non ha modo di mantenersi e, qualora abbia diritto ad una pensione, essa rappresenta un costo “inutile”, non produttivo. Gli intrecci economici si stringono con quelli sociali e culturali, soffocando le esistenze.

In Cina

Nell’ampio quadro della riforma dell’economia cinese,  la legge sul figlio unico decretò la morte di milioni di bambine cinesi. Le donne incinte subirono minacce e aborti selettivi, delle bambine che riuscirono a nascere, molte furono vittime di infanticidi, altre vennero vendute come schiave, altre ancora finirono negli orfanotrofi. “Bambine fantasma”, mai registrate all’anagrafe e quindi nell’impossibilità di avere assistenza sanitaria, andare a scuola, ottenere un lavoro regolare. Questo orrore si è perpetrato fino al 2016, anno di abolizione della politica del figlio unico. Rimane un dato: 25 a 40 milioni di bambine inesistenti, morte o scomparse. 

Siamo disposti ad uscire dalla visione idilliaca dell’infanzia occidentale? Conoscere le altre realtà ci mette in contatto con l’orrore che le “storie di infanzie fantasma” che possono evocare. 

Garantire un futuro migliore all’infanzia in tutto il mondo, significa, in primis, riconoscere quelle parti negate: raccontare, diffondere, condividere le loro storie per dare avvio ad un graduale processo di cambiamento e di riconoscimento dei diritti: primo tra tutti quello di essere nel mondo.